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	<title>Ossessioni e vuoti a rendere</title>
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	<description>La realtà ha una pessima grafica</description>
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		<title>Videoracconti &#8211; Chiusura della campagna elettorale a Crema</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 17:01:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><p><a rel="author" href="http://emamandelli.altervista.org/author/emamandelli/">emamandelli</a></p><p>Un videoracconto divertito e spero divertente sulla chiusura della campagna elettorale di Crema. &#160;</p></p><p><a href="http://emamandelli.altervista.org">Ossessioni e vuoti a rendere</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="author" href="http://emamandelli.altervista.org/author/emamandelli/">emamandelli</a></p><p>Un videoracconto divertito e spero divertente sulla chiusura della campagna elettorale di Crema.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Una riflessione sul mondo del lavoro</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 14:20:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emamandelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><p><a rel="author" href="http://emamandelli.altervista.org/author/emamandelli/">emamandelli</a></p><p>Un piccolo videoracconto realizzato da me sulla situazione del mondo del lavoro &#160;</p></p><p><a href="http://emamandelli.altervista.org">Ossessioni e vuoti a rendere</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="author" href="http://emamandelli.altervista.org/author/emamandelli/">emamandelli</a></p><p>Un piccolo videoracconto realizzato da me sulla situazione del mondo del lavoro</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Racconti &#8211; Bramando Maddalena</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 20:48:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emamandelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><p><a rel="author" href="http://emamandelli.altervista.org/author/emamandelli/">emamandelli</a></p><p>Sei bella e speciale. Non ci crede Maddalena. Non crede alle mie parole e crede di non avere nulla da raccontare. Sopratutto mente. Mente al suo corpo, mente a se stessa, mente a tutto il mondo. Ma non mente a me. Non ha bisogno di mentirmi. Non ha bisogno di fingere e di nascondersi perché [...]</p></p><p><a href="http://emamandelli.altervista.org">Ossessioni e vuoti a rendere</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="author" href="http://emamandelli.altervista.org/author/emamandelli/">emamandelli</a></p><p><img class="alignleft" src="http://fc00.deviantart.net/fs25/i/2008/033/1/2/BBW_practice_by_CountessFayt.jpg" alt="" width="432" height="541" /></p>
<p>Sei bella e speciale. Non ci crede Maddalena. Non crede alle mie parole e crede di non avere nulla da raccontare. Sopratutto mente.</p>
<p>Mente al suo corpo, mente a se stessa, mente a tutto il mondo. Ma non mente a me. Non ha bisogno di mentirmi. Non ha bisogno di fingere e di nascondersi perché io guardo le sue tette, guardo il suo culo, guardo il suo cuore che sgocciola umori che sono della stessa sostanza di quelli della sua figa.</p>
<p>Maddalena, bramo le tue tette.</p>
<p>Vorrei vederle con gli stessi occhi con cui le guardi tu. Come ti guardi quando il tuo corpo vince per un attimo la battaglia con la mente che guizza sotto la tua pelle? Lo vedi in quel secondo, quel attimo minuscolo che sei bella?</p>
<p>Allora forse tu dovresti guardarti con i miei occhi. Vedere e sentire come ti vedo. Vedere le tue tette con i miei occhi. Forse sarebbe lo scacco matto della tua battaglia.</p>
<p>Ma come un orgasmo durerebbe poco, un attimo, una scossa. Per questo forse non voglio pensare ad orgasmi con te Maddalena. Voglio parlare, sentire l&#8217;odore della tua pelle, il tuo fiato caldo vicino. Immaginare la tua figa bagnata che tenta di uccidere il tuo ragionare.</p>
<p>Quanto fatico a spazzare via il tuo ragionamento per trovare scampoli. Maddalena mi guarda.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ecco vorrei vedemi con i suoi occhi. Sentire che cresce la bolla di nulla che avvolgerá ogni suono. Un silenzio ovattato e con poca luce che mi dia l&#8217;opportunità di appoggiarmi al suo seno.</p>
<p>&#8220;Toccami le tette&#8221;.</p>
<p>No Maddalena. Voglio solo avvicinare il volto al tuo seno e sentire il profumo mentre guardo che sale e scende al ritmo del respiro. Ė tutto, ė tanto. Di più non posso. Non posso pensare di scoprirlo il seno. Di toccartele le tette, di leccarle, di immergerci il mio sesso, la mia lingua.</p>
<p>Non posso pensare di bere i tuoi umori, non posso pensare di leccarti l&#8217;e gambe, tra le gambe, i glutei, il culo, infilarti la lingua dentro. È troppo. Troppo tanto per me. Il solo immaginarlo mi fa mancare il fiato.</p>
<p>Mi fa mancare la ragione e la lucidità. Forse sarebbe la ragione spazzata via a soccombere.</p>
<p>&#8220;E pensare che credo di non avere nulla da raccontare&#8221;</p>
<p>Perché me lo dici così? Perché vuoi farmi girare la testa?</p>
<p>&#8220;Mangiamele&#8221; lo dici mentre anche la tua ragione vacilla.</p>
<p>Lo dici mentre slacci il reggiseno e lasci che il tuo seno si interponga tra noi. Lasci che le tue tette siano la mia testa. Spazzino via la mia testa.</p>
<p>&#8220;Non le vuoi?&#8221; Maddalena Cristo non so più cosa voglio.</p>
<p>Non respiro più sei tridimensionale adesso.</p>
<p>Ma sfuggi. Sfuggi via nel pensiero perché io devo ancora immaginarti. Costruirmi il tuo profumo. E anche se non lo conosco so come è. Maddalena ti bramo.</p>
<p><a href="http://emamandelli.altervista.org">Ossessioni e vuoti a rendere</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Corti (miei) &#8211; A fucking post-atomic film</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Mar 2012 19:53:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emamandelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><p><a rel="author" href="http://emamandelli.altervista.org/author/emamandelli/">emamandelli</a></p><p>Perchè avevo voglia di prendermi un po&#8217; in giro</p></p><p><a href="http://emamandelli.altervista.org">Ossessioni e vuoti a rendere</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="author" href="http://emamandelli.altervista.org/author/emamandelli/">emamandelli</a></p><p>Perchè avevo voglia di prendermi un po&#8217; in giro</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/nPS2sl4qdIo" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>
<p><a href="http://emamandelli.altervista.org">Ossessioni e vuoti a rendere</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Cinema &#8211; La scomparsa di Lina Romay (ciao Comtesse noire)</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2012 18:29:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emamandelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><p><a rel="author" href="http://emamandelli.altervista.org/author/emamandelli/">emamandelli</a></p><p>La notizia. Lo scorso 15 febbraio nella sua casa di Malaga è deceduta l’attrice Lina Romay, al secolo Rosa Maria Almirall. Aveva 57 anni e da oltre 40 era moglie e musa ispiratrice di Jesus Franco, lo Zio Jess. Un tumore se l’è portata via. &#160; Se dovessimo tratteggiare la sua carriera in numeri sarebbe [...]</p></p><p><a href="http://emamandelli.altervista.org">Ossessioni e vuoti a rendere</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="author" href="http://emamandelli.altervista.org/author/emamandelli/">emamandelli</a></p><p><strong>La notizia</strong>. Lo scorso 15 febbraio nella sua casa di Malaga è deceduta l’attrice <strong>Lina Romay</strong>, al secolo Rosa Maria Almirall. Aveva 57 anni e da oltre 40 era moglie e musa ispiratrice di <strong>Jesus Franco</strong>, lo Zio Jess. Un tumore se l’è portata via.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><img src="http://1.bp.blogspot.com/-1dHLfeEW5lw/T0feyk4cELI/AAAAAAAAAi8/_CsK0qrMQjA/s1600/romayfranco.jpg" alt="" width="400" height="281" /><p class="wp-caption-text">Lina ne La comtesse noire</p></div>
<p>Se dovessimo tratteggiare la sua carriera in numeri sarebbe la seguente: 119 film da attrice da <em>La maledizione di Frankenstein</em> del 1972 a <em>Paula-Paula</em> del 2010, per la quasi totalità firmati da Jess Franco. Ma anche 25 da aiuto regista, 13 da produttrice, 12 da regista, 5 da sceneggiatore, 4 da montatore e altri 6 con altri ruoli.</p>
<p>Nata a Barcellona il 25 giugno del 1954 aveva esordito al cinema giovanissima, 16enne. Un esordio arrivato dopo che il futuro compagno di una vita la notò in una compagnia teatrale amatoriale catalana nel 1972. Alle spalle due anni di studi alla Scuola d&#8217;arte Massana. Franco la notò protagonista del dramma teatrale <em>Terra Baixa</em> di<strong> Àngel Guimerà.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 250px"><img src="http://s3.amazonaws.com/coolproduction/ckeditor_assets/pictures/5736/original/linaromay2.jpg?1330128714" alt="" width="240" height="240" /><p class="wp-caption-text">Lesbo Lina</p></div>
<p>Primo ruolo in <em>Relax baby</em>, film mai completato. Esordio reale, come detto, in La maledizione di Frankenstein. Una sola scena per lei, una sensuale zingara. Dopo alcuni ruoli minori le affida il primo vero grande ruolo da protagonista. Il film è uno dei capolavori di Jess Franco <a href="http://emamandelli.altervista.org/cinema-le-mille-vite-della-contessa-irina-jess-franco-e-la-comtesse-noir/"><em>La comtesse noire</em></a> del 1973. La scena della vampira sessuale nuda che attraversa nella nebbia il bosco di Malaga è una delle icone del cinema del regista spagnolo.</p>
<p>Franco usciva da una storia professionale e personale difficile. Era da poco morta la sua prima musa: Soledad Miranda. Una decina di film con il cineasta spagnolo tra cui <a href="http://emamandelli.altervista.org/cinema-vampire-innamorate-vampyros-lesbos-jess-franco/"><em>Vampyros Lesbos</em></a>. Una fine tragica il 18 agosto del 1970 a soli 27 anni a seguito di un incidente stradale avvenuto nei pressi di Lisbona. Franco ha spesso detto che in Lina vedeva la reincarnazione di Soledad e lei ha spesso detto di sentire la forza di quella ragazza mai conosciuta spingerla sulla via del cinema.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 279px"><img src="http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSIdEpapKVibjIFJqI5QaPGpq-Z2swt-R171YeACVs4vADtLImoqY3aunj13A" alt="" width="269" height="187" /><p class="wp-caption-text">Lina quasi vestita</p></div>
<p>Di certo Lina supera Soledad di slancio. Più sensuale, più nuda, più vera, più donna, più tutto di chi l’aveva preceduta come femme fatale sui set dei film di Jesus. Anche quando cede il ruolo da protagonista a miti come Dyanne Thorne in <a href="http://emamandelli.altervista.org/cinema-wip-alla-jess-franco-greta-la-donna-bestia/"><em>Greta la donna bestia</em></a> riesce lo stesso ad essere una luce sensuale nel lavoro dello spagnolo. Il nome d’arte in luogo dell’originale Rosa Maria, lo aveva imposto lo stesso Franco. Da buon appassionato di Jazz, e musicista di ottima levatura, si era ispirato al nome della cantante della band di Xavier Cugat.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 322px"><img src="http://3.bp.blogspot.com/_bObD9vSGR9w/TMixbdO8SxI/AAAAAAAAAAM/Pm2GXFwJA2Q/s400/Lulu.jpg" alt="" width="312" height="234" /><p class="wp-caption-text">The other side of Lina</p></div>
<p>Riportiamo quello che il regista diceva di lei un paio di anni fa in una intervista rilasciata al sito Splattercontainer:</p>
<blockquote><p> “Lina è meglio come compagna, regista, aiuto regista e attrice. Tutto. Lina è una gran personalità. Per me è difficile separare le cose. Con lei ho girato tantissimi film. Ha appena terminato un film di produzione tedesca, due mesi fa circa. Interpreta una direttrice di una prigione. Il regista è un tedesco che conosco, un vero pazzo. Penso che Lina solo oggi stia ricevendo la riconoscenza e gli attestati di stima che non ha avuto in passato. Questo perché nei nostri Paesi quando qualcuno fa qualcosa al di fuori della corrente normale crea dei pregiudizi. Lo stesso capitò con Soledad. Ma ormai hanno dimenticato quei pregiudizi e hanno capito che Lina è davvero un’attrice formidabile. Attrice capace di fare un ottimo film – che sicuramente non avete visto – come La Celestina, tratto da un capolavoro di Rojas, un classico. In Italia è stato un successo. Quando sono arrivato a Roma tutti sapevano che con me c’era anche Lina e tutti mi chiedevano di poterla incontrare. Pensavano che fosse un mix tra Sofia Loren e Anita Woodstook, ma quando poi vedevano una ragazza così minuta e giovane non credevano più che fosse lei. &#8220;Non è lei&#8221;, mi ripetevano. Ora cominciano anche a scrivere su di lei, fanno delle biografie e dei piccoli libri. Tutte stupidaggini&#8230;anche se lei non è ancora morta. Lina è stata anche una brava regista, di grande aiuto per me. Sono molto felice di essere stato uno dei primi registi che ha abbattuto i muri del razzismo verso le donne nel campo cinematografico. Secondo me le donne sono più intelligenti, in gamba e pratiche egli uomini. Gli uomini avranno pure il potere, ma i cretini siamo noi. La penso da sempre in questo modo.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img src="http://www.splattercontainer.com/img/user/1330050214goya.jpg" alt="" width="360" height="512" /><p class="wp-caption-text">Un immagine recente con lo zio jess, ancora sensuale</p></div>
<p>La notizia della sua morte è stata data oltre una settimana dopo dall’attore spagnolo Antonio Maya. Come detto 119 film per lei. Quasi sempre nuda. Anche nelle ultime pellicole recitava ancora ruoli senuali, e lo era ancora sensuale. Capelli grigi al posto dei lucenti capelli neri a caschetto di capolavori come <a href="http://emamandelli.altervista.org/cinema-jess-franco-levoluzione-della-vampira-sessuale-doriana-gray/"><em>Doriana Gray</em></a>, ma lo stesso un fascino enorme.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E per finire un bel video tributo con delle immagini stupende</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/lUcPvnvPGg8" frameborder="0" width="460" height="215"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://emamandelli.altervista.org">Ossessioni e vuoti a rendere</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Racconti &#8211; Massimo Piloni, con quella faccia un po&#8217; così&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 14:34:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emamandelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><p><a rel="author" href="http://emamandelli.altervista.org/author/emamandelli/">emamandelli</a></p><p>Nel 1974 le figurine della Panini erano strane. Non raffiguravano ancora quel piano americano a cui siamo abituati da più di 30 anni, io le ricordo così dal 1980 anno del mio primo album, erano una foto intera, spesso scattata in campo, magari poco prima di una prova agonistica. Eppure la sua foto lo mostra [...]</p></p><p><a href="http://emamandelli.altervista.org">Ossessioni e vuoti a rendere</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="author" href="http://emamandelli.altervista.org/author/emamandelli/">emamandelli</a></p><div id="attachment_3027" class="wp-caption aligncenter" style="width: 212px"><a href="http://emamandelli.altervista.org/wp-content/uploads/2012/02/Piloni_Juventus_1974-75.jpg"><img class=" wp-image-3027" title="Piloni_Juventus_1974-75" src="http://emamandelli.altervista.org/wp-content/uploads/2012/02/Piloni_Juventus_1974-75.jpg" alt="" width="202" height="395" /></a><p class="wp-caption-text">In tuta alla Juve</p></div>
<p style="text-align: center;">
<p>Nel 1974 le figurine della Panini erano strane. Non raffiguravano ancora quel piano americano a cui siamo abituati da più di 30 anni, io le ricordo così dal 1980 anno del mio primo album, erano una foto intera, spesso scattata in campo, magari poco prima di una prova agonistica. Eppure la sua foto lo mostra in posa ben poco plastica. Gambe leggermente divaricate, nella mano sinistra qualcosa di non identificato, forse la mitica radiolina che teneva in panchina per ascoltare <em>Tutto il calcio minuto per minuto</em> e aggiornare i compagni sull’evoluzione delle partite, che si giocavano tutte sporche e subito, nessuno spezzatino e nessuna tv cannibale. Addosso ha una improbabile tuta, viola scolorito. La faccia dura da gregario che meriterebbe subito una canzone di Paolo Conte. Il sorriso stiracchiato di chi ha vinto tre scudetti di fila senza mai toccare un pallone. Fa il portiere e sotto la foto ci sta scritto: <strong>Massimo Piloni</strong>, Juventus.</p>
<p>E allora se hai un minimo di conoscenza di quel calcio ruggente in cui c’erano eroi onesti che avrebbero detto che la palla era entrata in porta, dove non c’erano veline e discoteche, capisci perché Massimo Piloni ha un sorriso stiracchiato ed è in tuta. Perché davanti a lui c’era un mostro, un mito, una statua silenziosa ed inattaccabile, quello che era Andrea Palladio per Vincenzo Scamozzi. “Quello che non mi lasciò giocare neppure in amichevole nella mia città Ancona”. E si che il presidentissimo lo aveva predestinato, e quando Boniperti diceva una cosa non era mai a caso. Allevato sin da piccolo sui campetti di periferia delle giovanili della Juventus, mandato a farsi le ossa a Caserta nel 1968 che mentre l’Europa bruciava Massimo sognava di sentire dietro a se la curva in delirio per una sua parata. Illuso.</p>
<p>Ma il 14 aprile del 1971 sembrava tutto diverso. Mentre Paolo IV dava udienza per Massimo c’era una coppa da vincere, la Coppa delle Fiere, che bel nome che sa di calcio antico. La semifinale di andata a Colonia. Un gol di Bettega al ’37 e poi l’assedio sul campo pesante e maciullato. Massimo è un gattone, salta di qua, salta di la. Resiste fino all’87. Poi Thielen lo trafigge. Ma il giorno dopo i giornali lo incoronano come il salvatore del risultato, pare che sia un predestinato. Alla finale di Leeds ci si arriva con una vittoria per 2 a 0 due settimane dopo. Carmignani è ancora fuori. A Massimo tocca la finale.</p>
<p>Peccato che si rompe un polso, lui grande e grosso, 1oo chili di simpatia semplice e genuina. In porta va Tancredi, non Franco quello che farà grande la Roma, ma Roberto, la Juve perde la coppa senza perdere una partita, 2-2 in casa e 1-1 in Inghilterra, e Massimo perde il tram. Arriva il mostro friulano, <strong>Dino Zoff.</strong> E anche a chi non sa nulla di calcio, o a chi non importa più nulla del calcio moderno come a me, tremano i polsi. Zoff è una cartolina, è la foto della vittoria di Espana ’82, è un francobollo, è una bandiera ed è indistruttibile. E Massimo indossa la tuta viola, accende la radiolina e si siede in panchina dove rimane inchiodato.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 187px"><img class=" " src="http://profile.ak.fbcdn.net/hprofile-ak-snc4/50416_63545018224_3549968_n.jpg" alt="" width="177" height="218" /><p class="wp-caption-text">Con la barba nel Pescara</p></div>
<p>Si allena come un matto tutti i giorni ma per giocare deve attendere tre anni e mezzo e camuffarsi. Farsi crescere la barba e cambiare tuta, colori e soprattutto città. Trovarne una che lo accolga a braccia aperte, Pescara. Abbastanza vicino a casa. La prima promozione in A della squadra abruzzese, 107 presenze su 108 partite per Massimo, tre anni di corsa. La svolta è di nuovo la crudele Juventus. Il Pescara della serie A inizia a crollare verso la metà del 1977/78. Un gol irregolare di Bettega regalato dall’arbitro, per dire che i cicli sono sempre quelli, una sconfitta per 1-2 e la Juve che risorge dopo un periodo cupo e il Pescara che svanisce.</p>
<p>Dopo una processione di squadre minori: Rimini, Fermana, arriva piano l’uscita dal calcio. Allenatore di portieri negli anni ’80, da lui imparano l’arte Iezzo, Castellazzi, Mazzantini, Pagotto, Pantanelli e Storari poi l’oblio, per tutti tranne che per la memoria di Matteo Belli che scrive ed interpreta uno spettacolo teatrale dedicato a Piloni dal titolo, ovviamente: Perseverare Humanum est. E quando i giornali si ricordano di lui? Quando Zoff compie 70 anni, lo usano come articolo di colore di spalla. “Io che ho vissuto la mia vita come dentro ad un imbuto”.</p>
<p><a href="http://emamandelli.altervista.org">Ossessioni e vuoti a rendere</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>La tetta enciclopedica &#8211; www.boobpedia.com</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Feb 2012 13:02:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emamandelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><p><a rel="author" href="http://emamandelli.altervista.org/author/emamandelli/">emamandelli</a></p><p>Si presenta con la grafica di Wikipedia, quella che oramai tutte le enciclopedie libere del mondo hanno adottato, a partire dalla geniale Nonciclopedia. Ma sin dal logo è ovvio che non si tratta di una enciclopedia normale. Due colline rosa capezzolute e il nome, chiaro ed esplicito: Boobpedia, enciclopedia of big boobs. Eccolo l’eldorado, l’enciclopedia [...]</p></p><p><a href="http://emamandelli.altervista.org">Ossessioni e vuoti a rendere</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="author" href="http://emamandelli.altervista.org/author/emamandelli/">emamandelli</a></p><p>Si presenta con la grafica di <strong>Wikipedia</strong>, quella che oramai tutte le enciclopedie libere del mondo hanno adottato, a partire dalla geniale<strong> Nonciclopedia</strong>. Ma sin dal logo è ovvio che non si tratta di una enciclopedia normale. Due colline rosa capezzolute e il nome, chiaro ed esplicito: <a href="http://www.boobpedia.com/boobs/Main_Page">Boobpedia, enciclopedia of big boobs</a>. Eccolo l’eldorado, l’enciclopedia delle grandi tette.</p>
<p><strong>Oltre 18mila voci</strong></p>
<div id="attachment_3004" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><img class=" wp-image-3004 " title="boobpedia main" src="http://emamandelli.altervista.org/wp-content/uploads/2012/02/boobpedia-main-300x185.jpg" alt="" width="400" height="285" /><p class="wp-caption-text">La home page di Boobpedia</p></div>
<p>L’idea è geniale ed era già stata percorsa, in maniera meno enciclopedica in Italia da http://tettoneforum.altervista.org/, pagina improvvisamente chiusa qualche mese fa. La struttura è libera come per Wiki ed ognuno può inserire le voci. <strong>Voci che sono, al 24 febbraio, 18.808</strong>. C’è da sbizzarrirsi in tutto lo scibile umano della tetta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Dalla MILF alla BBW</strong></p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><img src="http://dl8.glitter-graphics.net/pub/3138/3138518a5efayh1bc.gif" alt="" width="400" height="351" /><p class="wp-caption-text">BBW, big beatiful woman</p></div>
<p>Non solo voci dedicate a starlette hard, modelle per adulti o semplici donne morbide dello spettacolo ma anche una catalogazione meticolosa che permette di seguire i percorsi delle proprie curiosità. Innanzi tutto la divisione tra seno naturale o al silicone. Poi la divisione tra tipologie fisiche: palestrata, normale, magra, BBW, chubby, MILF e altre ancora che i feticisti del seno conoscono bene.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Naturale o siliconato?</strong></p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 394px"><img class="  " src="http://www.bigxtits.com/blog/august05/karola1.jpg" alt="" width="384" height="288" /><p class="wp-caption-text">Karola, un incredibile 48ZZZ</p></div>
<p>Poi ovvimente il tipo di seno. Naturale e siliconato, va bene, ma anche la misura, la misura della coppa, il tipo di areola, il tipo di capezzolo che può essere a scomparsa, pronunciato, con piercing. Se ci si perde nel tipo di coppa bisogna saperi orientare nelle misure americane fatte con le lettere. Si va dalle smilze C alle fuori misura ZZZ. In questa categoria ad esempio l’incredibile Karola. Una 48ZZZ, roba da Guinnes dei Primati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Italiane? Sono 169 le tettone made in Italy</strong></p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><img src="http://farm5.static.flickr.com/4029/4372077465_3a5f48ee79.jpg" alt="" width="450" height="219" /><p class="wp-caption-text">La tabaccaia di fellini</p></div>
<p>Non potevano mancare le pagine dedicate alle varie nazioni. La pagina dedicata all’Italia conta 169 voci. Ci sono tutte o quasi. Qualche nome? Ada Pometti, Adriana Volpe, Alessia Marcuzzi (che avrebbe una taglia 40D, davvero niente male), Angela Cavagna, Antonella Clerici, Asia Argento, Carmen Russo, Debora Caprioglio, Eva Grimaldi, Manuela Arcuri, Nicole Minetti, Sabrina Ferilli, Sabrina Salerno e molte altre. Naturalmente non poteva mancare il prototipo di tettona italiana: <strong>Maria Antonietta Beluzzi</strong>, la tabaccaia di Federico Fellini.</p>
<p><a href="http://emamandelli.altervista.org">Ossessioni e vuoti a rendere</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Racconti &#8211; Abbiamo tutti uno zombi nel cuore</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 15:47:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emamandelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><p><a rel="author" href="http://emamandelli.altervista.org/author/emamandelli/">emamandelli</a></p><p>Questo è il testo del reading di lettura che ho tenuto nella serata dedicata agli scrittori cremaschi lo scorso 17 luglio al Mulino da Basso di Torre Pallavicina, all&#8217;interno del programma di Odissea, assieme a Nino Antonaccio e Anna Martinenghi. &#160; &#160; Buongiorno mondo. Com’è il tempo la fuori? L’aria è tornata respirabile? Oggi è [...]</p></p><p><a href="http://emamandelli.altervista.org">Ossessioni e vuoti a rendere</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="author" href="http://emamandelli.altervista.org/author/emamandelli/">emamandelli</a></p><blockquote><p>Questo è il testo del reading di lettura che ho tenuto nella serata dedicata agli scrittori cremaschi lo scorso 17 luglio al Mulino da Basso di Torre Pallavicina, all&#8217;interno del programma di Odissea, assieme a <strong>Nino Antonaccio</strong> e <strong>Anna Martinenghi.</strong></p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 442px"><img class=" " src="http://www.cremaonline.it/articoli/images/st14604a.jpg" alt="" width="432" height="318" /><p class="wp-caption-text">Da sinistra: Io, Anna Martinenghi, Enzo Cecchi e Nino Antonaccio</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><em>Buongiorno mondo. Com’è il tempo la fuori? L’aria è tornata respirabile? Oggi è il giorno 251 dell’anno 5 del dopo contagio. Come tutte le mattine che si susseguono nonostante tutto mandiamo un saluto all’universo: infetti e non infetti. Che ognuno possa risolvere tranquillamente i suoi problemi, che poi sono sempre gli stessi per tutti, problemi di cibo e di sopravvivenza. Noi cerchiamo di alleviarveli con un po’ di sana musica, che poi forse è l’unica cosa sana che è rimasta in questo mondo.</em></li>
</ul>
<p>Che film di serie B che è diventata la vita. Ti svegli un mattino e in base a che enzima hai o non hai nello stomaco la tua vita cambia. Io sono un NI, Not Infected, non infettato. Il mondo da 5 anni e 251 giorni si divide in I e NI, infected e not infected. Non si è ancora capito cosa è successo. Germogli di soia, cetrioli, carne poco cotta. Un bel mattino eravamo tutti segnati. La gran parte della popolazione si trovò ad avere l’enzima E-c nello stomaco. Da un giorno all’altro come nel peggiore film di zombi tutto divenne una questione di cibo. Gli Infetti si sono ritrovati intolleranti a tutti gli ortaggi e a gran parte della carne. Ipersensibili, con una gran fame e con poco cibo a disposizione. Un ecatombe. Milioni di morti in tutto il mondo per fame.<br />
L’epidemia colpì quasi la totalità della popolazione cinese, i teorici del complotto dissero che si trattava dell’attuazione di un piano di cui si ritrovavano i fili andando indietro di anni, di decenni. Che i governi mondiali per salvare l’economia stessero preparando e testando virus capaci di stroncare solo una parte ben determinata della popolazione è storia vecchia. L’Aids? creato per decimare le popolazioni africane, la Sars? Un arma batteriologica per sterminare i cinesi. Tutte teorie basate sulle zone di maggior diffusione dei contagi. E il Virus, come è stata chiamata la NivAvm40, il batterio che ha ridotto del 60 per cento la popolazione mondiale in 5 anni e 251 giorni? Forse una cosa sfuggita al controllo di qualche spin doctor visto che ne è infetto il 95 per cento della popolazione mondiale. Ed il restante 5 per cento? Si è scoperto che la carne umana sana è l’unico cibo digeribile per gli I, come nel peggiore film di zombi ve l’avevo detto…<br />
Nel giro di qualche mese i non infetti vennero rinchiusi in grandi pascoli, curati, coccolati, accuditi, riprodotti e macellati. Qualcuno riuscì a fuggire in sacche di resistenza, piccole riserve senza legge. Io vivo qui. In mezzo al nulla, in questo spazio ristretto, nascosto tra alberi e rovine. Io e altre 37 persone. Ripariamo vecchie auto, sfuggiamo alle imboscate all’esterno degli I, cerchiamo di scordarci quello che era il mondo fino a 5 anni e 251 giorni fa.<br />
La prima cosa a scomparire è stata l’informazione, qualcuno andò a rispolverare i vecchi libri di David Icke sugli illuminati, sui rettiliani, sulla congiura del silenzio. Altro che Area 51, brandelli di realtà e bufale paurose si sono  abilmente mischiate nel flusso di informazioni sempre più prosciugato che arrivava da radio e tv. E poi? E poi piano piano le tv smisero di trasmettere, i giornali di uscire. E adesso? Adesso non saprei dirvi di preciso cosa c’è la fuori. Qualcuno di noi esce. Per la maggior parte del tempo qua al massimo qualcuno deve entrare, quelli che sanno che qui possono fare una sosta nel loro peregrinare, dormire protetti, riparare l’auto, trovare carburante.<br />
Ma adesso tocca scappare. La nostra oasi è stata scoperta e sta per venire invasa dagli I, li sentite? Sono alle porte. Faranno irruzione qua dentro, bruceranno le nostre baracche, ci porteranno in centri di detenzione temporanea e poi qualcuno sparirà, lo sappiamo tutti che mangeranno le nostre carni sane e saporite. Non c’è via di scampo. Bisogna fuggire. Qua vicino, mi hanno detto, c’è un&#8217;altra oasi protetta e non ancora scoperta.<br />
Ma per uscire e spostarsi quasi liberamente c’è un piccolo trucco. Un trucco che ci permetterà di passare i posti di blocco dotati di scanner che individuano i NI con una sola passata. Bisogna assumere una capsula di enzimi che ti fa risultare infetto per qualche ora e poi sperare di arrivare ad un posto sicuro velocemente. Volete seguirmi? Dovete seguirmi…</p>
<p>[lancio di caramelle] Prendete una capsula anche voi e andiamo, se qualcuno crede a qualcosa , preghi, se qualcuno ha delle armi le porti con se. Forse abbiamo ancora qualche speranza di salvare il culo, e anche tutto il resto…<br />
Che brutto film di serie B che è la vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><em>Buongiorno mondo. Com’è il tempo la fuori? Dall’orizzonte si levano colonne di fumo nero e odore acre. Gli I hanno messo a segno un punto sui Ni, la notizia è arrivata anche a noi. Qualcuno la fuori sta banchettando. Oggi è il giorno 252 del 5 anno del dopo contagio. Come tutte le mattine che si susseguono nonostante tutto mandiamo un saluto all’universo: infetti e non infetti. Come siete messi a pappa? Mi sa che oggi è tempo di grigliata all’aperto. E cosa c’è di meglio per allietare una grigliata che un po’ di sana musica? che poi forse è l’unica cosa sana che è rimasta in questo mondo?</em></li>
</ul>
<p>Che brutto film di serie B è diventata la vita. Dopo due chilometri la mia auto si è impiantata, va beh, era 5 anni e 252 giorni che non guidavo. Però sono quasi sicuro che si è trattato di una trappola. Sono corso via, tanto veloce quanto spaventato. In mezzo a luoghi che non riconoscevo più. Mi sembrava di stare in uno scenario di guerra, mi sembrava di stare in un videogioco. Di quelli a due dimensioni a scorrimento veloce degli anni ’80 del secolo XX della scorsa era. Di quelli dove uno fugge e tutti gli altri lo inseguono. E non c’è salvezza. Al massimo puoi vivere un po’ di più, un livello in più. Ma poi più avanzi nel gioco tutto si fa più veloce e difficile finche….. Game over. Questi qui che sento respirare nascosti qua attorno vogliono solo mangiarmi, li capisco, hanno fame. Sono il secondo ingranaggio di una Macchina desiderante, un vecchio concetto filosofico di Felix Guattari, sempre secolo XX della scorsa era ma anni ’70. La macchina desiderante è un flusso di smania che unisce soggetto ed oggetto di un desiderio in una sola figura filosofica. Io sono l’oggetto. E il mio non è un Corpo senz’organi, sempre per citare la filosofia alternativa. Ma la filosofia alternativa non mi serve adesso. Mi servirebbe essere un po’ più allenato e correre.<br />
Ma tanto siamo tutti zombi,  lo diceva un altro filosofo, David Chalmers, un ragazzotto australiano, un capellone che pareva un metallaro, che la menvava raccontando che noi siamo sottoposti ogni giorno ad una serie di stimoli fisici. Processi biologici di semplice interpretazione scientifica (i problemi semplici) che il nostro cervello processa grazie a delle leggi fisiche inopinabili. E poi c’era il problema difficile “la questione di come i processi fisici nel cervello diano luogo all’esperienza soggettiva. Un enigma che coinvolge l’aspetto interiore del pensiero e della percezione: come il soggetto sente le cose”, diceva il ragazzotto, se lo sono pappato allo spiedo… Ma chi se ne frega qua bisogna correre veloci.<br />
E poi all’improvviso mi sono ritrovato in una casa, una sorta di comune, un luogo dove I e NI vivono assieme. Che questo film di serie B possa avere un lieto fine? Il videogioco anni ’80 si trasforma in un film hard della peggiore specie. Un incredibile orgia di corpi nudi, giovani e vecchi, magri e grassi. Molti magri, pochi grassocci come me. Sospetto che il lieto fine non sia poi così scontato. Mi ritrovo in una dimensione quasi onirica, forse sto sognando. Qualcuno parla dell’imminente arrivo di una sacerdotessa che dirimerà questa disgustosa, eppure affascinante, orgia. “Qui non si mangia si pensa solo alla carne”, me lo dice uno pelle ed ossa, mi sembra che nel tono ci sia ironia macabra, intanto mi guada laido… Secondo me ha fame. La pasticca di enzimi sta finendo il suo effetto e tra un po’ sarà chiaro a tutti, anche a naso, che sono un NI, un bel barattolone di carne in scatola, un panda raro ed in via di estinzione da scannare e passare alla griglia.<br />
Sento la sacerdotessa arrivare, ho paura che stavolta sia davvero arrivato il mio momento. Ehi, sento una voce che mi chiama da uno sgabuzzino e mi ci infilo. Di la si sente profumo di cibo, stanno cucinando una specie di brodaglia di riso… Decisamente manca di carne, la mia carne. Mi infilo nello sgabuzzino con lo sconosciuto, peggio di così non può davvero andare. Al massimo mi ritroverò chiuso in uno spazio angusto con uno sconosciuto psicopatico… Quanti film horror avrò visto iniziare così nella mia vita… Gia…</p>
<p>Che brutto film di serie B che è la vita.</p>
<ul>
<li><em>Buongiorno mondo. Com’è il tempo la fuori? Oggi è venerdì ma non è giorno di magro, anzi…Chissà se qualche gonzo è caduto nella trappola della gran sacerdotessa ed è finito lessato nella pentolona dove prepara le sue prelibatezze nel ristorante per I più famoso della città. Oggi è il giorno 253 del 5 anno del dopo contagio. Come tutte le mattine che si susseguono nonostante tutto abbiamo un messaggio per tutti I e NI: amatevi, non importa se con un amore cannibale, ma amatevi. E cosa c’è di meglio per allietare una bella scena d’amore che un po’ di sana musica? che poi forse è l’unica cosa sana che è rimasta in questo mondo?</em></li>
</ul>
<p>Alfred Packer, Vincenzo Verzeni, Anna Zimmerman, Armin Meiwes, Yury Mozhnov cos’hanno in comune questi nomi? A cui se ne potrebbero aggiungere molti altri? Sono nomi di antropofagi deviati del XX secolo della scorsa era. Quando usciva che c’era un mostro di Milwakee qualunque era grande scandalo. Adesso in 5 anni e 253 giorni il cannibalismo è diventato arte della sopravvivenza. Quello che per secoli è stato un tabù, una cosa di cui parlare a mezza voce, il raccapricciante ingrediente torbido di alcuni dei film più terrificanti della storia, è adesso diventato normale. E’ un I anche il presidente di ciò che un tempo erano gli Stati Uniti, fate vostri calcoli… Se una volta esportavano democrazia a fucilate pensate adesso cosa combinano. Quella non era una comune hippy di convivenza tra I e NI e quella che si aspettava non era una sacerdotessa. Era solo il retro di un ristornate non proprio vegano. Quello che mi salvò non era uno psicopatico ma un mio vecchio conoscente I. Nonostante la fame la vecchia amicizia fu più forte, ma solo perché me ne andai immediatamente, l’amico cominciava a guardarmi come si guarda un salame appeso in cantina e sono pronto a scommettere che aveva la bava alla bocca.<br />
Fuggii veloce, peccato, l’orgia rituale del retro cucina non era male, anche perché da 5 anni e 253 giorni non vedevo una donna e gli ormoni stavano per condannarmi a morte. Ma dove potevo andare senza mezzi, senza armi, senza idee, senza cibo e senza forze?</p>
<p>E poi anche se avessi combattuto come un leone, come un guerriero di qualche film dal cazzo, come un Warriors appunto, poi dove sarei arrivato? Gli Warriors dei Guerrieri della Notte dopo aver rischiato la vita con tutte la bande rivali che li accusano di avere ucciso il gran capo quado arrivano a casa, a Conei Island, si sentono apostrofare così dal capo: guardate che posto di merda, pensare che abbiamo combattuto tutta notte per arrivarci. A pensarci ora non era poi così brutto, una spiaggia americana in una mattina livida. E qui adesso dove cazzo sono, tra rovine e alberi malati, senza sapere dove andare e come sopravvivere.</p>
<p>Così decisi di perdere conoscenza, li dove mi trovavo, nel buio della notte, spaventato e rassegnato, bum. Ero svenuto di fronte ad un vecchio traliccio, una sorta di antennone che svettava nel cielo. A due passi c’era una costruzione. Li dentro mi ritrovai dopo aver aperto gli occhi il mattino dopo. E scusate se non finisco di raccontarvi la storia ma è il mio turno di lavoro, quello più infame, quello che va dalle 4 alle 6 del mattino.</p>
<p><em>3-2-1&#8212; vai</em></p>
<ul>
<li><em>Eeeeee buonanotte mondo. Un&#8217;altra giornata è finita, era il giorno 260 del 5 anno del dopo contagio. Se avete la pancia piena a quest’ora starete dormendo, ma so che l’avete vuota e sarete a caccia, in attesa che qualcuno cada nel vostro tranello o cercando di fuggire dal tranello. Ho un messaggio per tutti: buona notte e buona fortuna, lo so, lo so, è una citazione. Ma non posso farne a meno. E cosa c’è di meglio per addormentarsi con la pancia vuota che riempirla con un po’ di sana musica? che poi forse è l’unica cosa sana che è rimasta in questo mondo?</em></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.cremaonline.it/articolo.asp?ID=14604">Il racconto della serata da Crem@online</a></p>
<p><a href="http://emamandelli.altervista.org">Ossessioni e vuoti a rendere</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Cinema &#8211; L&#8217;incredibile storia del Don Chisciotte di Orson Welles (terminato dallo zio Jess)</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 13:01:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emamandelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><p><a rel="author" href="http://emamandelli.altervista.org/author/emamandelli/">emamandelli</a></p><p>Il mondo del cinema è pieno di storie legate alla realizzazioni di film che vale la pena di raccontare. Storie che spesso sono più intriganti del film stesso di cui sono il retroscena. Storie dove si toccano estremi che spesso si credono zenit e nadir. Una di queste storie l’ho raccontata in un romanzo. Ma [...]</p></p><p><a href="http://emamandelli.altervista.org">Ossessioni e vuoti a rendere</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="author" href="http://emamandelli.altervista.org/author/emamandelli/">emamandelli</a></p><p>Il mondo del cinema è pieno di storie legate alla realizzazioni di film che vale la pena di raccontare. Storie che spesso sono più intriganti del film stesso di cui sono il retroscena. Storie dove si toccano estremi che spesso si credono zenit e nadir. Una di queste storie l’ho raccontata in un romanzo. Ma il mio vagabondare mi ha portato ad incontrarne un&#8217;altra che meriterebbe altrettanto spazio: la storia del<em> Don Chisciotte</em> di <strong>Orson Welles</strong>. Un film che ha avuto una gestazione durata quasi 40 anni e che in fondo non dovrebbe esistere. Ma esiste eccome ed è un capolavoro, forse mancato.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 405px"><img src="http://www.antiwarsongs.org/img/upl/welles.jpg" alt="" width="395" height="360" /><p class="wp-caption-text">Akim Tamiroff nel ruolo di Don Chischiotte</p></div>
<p>Partiamo dalle parole di Welles stesso per capire quale è stata la genesi del film:</p>
<blockquote><p>“Come ho deciso di girare Don Chisciotte? Avevo cominciato a fare un programma per la televisione di mezz&#8217;ora, avevo il denaro giusto per farlo; ma sono caduto così perdutamente innamorato del mio soggetto che l&#8217;ho ingrandito via via e ho continuato a girarlo man mano che guadagnavo dei soldi. Si può dire che il film si è ingrandito mentre lo facevo. E&#8217; un po&#8217;, voi lo sapete, quello che è accaduto a Cervantes, che cominciò a scrivere una novella e finì per scrivere il Don Chisciotte . E&#8217; un soggetto che non si può più lasciare una volta che lo si comincia”.</p></blockquote>
<p>Cominciamo a mettere qualche paletto. Siamo negli anni ’50. Il grande cineasta americano riceve l’incarico dalla Rai, si dalla tv di stato italiana, di realizzare una serie di documentari ambientati nella Spagna che sta mutando. I documentari si sarebbero intitolati, appunto, <em>Nella terra di Don Chisciotte</em>. La lavorazione di quei documentari la racconta uno della micro squadra che li realizzò, <strong>Alessandro Tasca di Curò</strong>:</p>
<blockquote><p>“giravamo con una troupe di cinque persone. Welles, io, un tecnico del suono che conduceva anche il camion Volkswagen che avevamo, un operatore nostro, uno della tv spagnola e facevamo tutto; io facevo l&#8217;elettricista, il trovarobe. Orson amava girare in pochi e ognuno faceva tutto quello che c&#8217;era da fare. In certe occasioni avevamo quattro o cinque apparecchi in 16 millimetri, ad esempio alla Fiera di Siviglia eravamo in cinque a girare, ognuno di noi teneva una camera in mano e se vedevamo qualcosa d&#8217;interessante lo riprendevamo e poi naturalmente lui sceglieva quello che voleva”.</p></blockquote>
<p>Welles prende a cuore la realizzazione del documentario, vorrebbe montarlo personalmente e registrare la traccia audio della narrazione utilizzando la sua voce, parlava bene in Italiano. Degli oscuri funzionari, sempre stando alle parole di Tasca,</p>
<blockquote><p>“obiettarono che così la narrazione avrebbe avuto un accento straniero. A nulla valse tentare di convincerli che era una delle voci più famose in tutto il mondo. Fecero il solito doppiaggio piatto e poi chi si è visto si è visto. E lo stesso fecero con il montaggio”.</p></blockquote>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 442px"><img class=" " src="http://www.dvdbeaver.com/film2/DVDReviews40/donquixote%20welles/orson%20welles%20don%20quxiote%20PDVD_005%20.jpg" alt="" width="432" height="324" /><p class="wp-caption-text">Don Chisciotte e Sancho Panza secondo Orson Welles</p></div>
<p>Ma intanto Welles si convince che deve assolutamente realizzare un film che narri le vicende dell’Hidalgo, dell’eroe puro di Cervantes. Siamo nel 1955 quando inizia a girare metri su metri di pellicola per mettere assieme il film. Un processo che, come abbiamo visto, lo prende fin nell’anima. Alla fine girerà materiale per 14 anni consecutivi. Nei posti più disparati: Spagna, Messico, Italia (in periferia di Roma). Quando ha già realizzato migliaia di metri di pellicola dichara:</p>
<blockquote><p>“potrei montare tre film con il materiale già girato. Il film, nella sua prima forma, era troppo commerciale; esso era concepito per la televisione e io ho dovuto cambiare certe cose per farlo più duro. La cosa più folle è che Don Chisciotte è stato girato da una troupe di sei persone. Mia moglie era sceneggiatrice, l&#8217;autista piazzava le lampade, io dirigevo, ero direttore della fotografia e operatore in seconda. E&#8217; soltanto attraverso la camera che si può anche avere l&#8217;occhio a tutto”.</p></blockquote>
<p>Questa dichiarazione risale al 1964, sono già 9 anni che mette assieme materiale, nella stessa intervista dichiara anche:</p>
<blockquote><p>“ora il film è veramente terminato. Non mancano che tre settimane circa, per le riprese di qualche piccola cosa. Quello che mi preoccupa è il suo lancio: io so che questo film non piacerà a nessuno. Sarà un film esecrato. Io ho bisogno di ottenere un grande successo prima di metterlo in circolazione. Se<em> The Trial</em> avesse avuto un successo di pubblico come di critica, allora avrei il coraggio di fare uscire il mio <em>Don Chisciotte</em>. Essendo le cose quelle che sono, io non so cosa fare: tutti si metteranno in collera contro questo film”.</p></blockquote>
<p>La paura di Welles lo porterà ad andare avanti a girare per altri 5 anni, altro che tre settimane, disseminando materiale per tutto il mondo, affidato a persone diverse, a magazzini diversi, a mani diverse. Tutto confezionato in piccole bobine senza numerazione così da rendere davvero difficile per un esterno capire cosa avesse in mente. Ad un certo punto Welles dice che non può finire il film perché l’ultima scena è irrealizzabile.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><img src="http://www.noveporte.it/arte/img/p_19.jpg" alt="" width="400" height="282" /><p class="wp-caption-text">Don Chisciotte al cinema</p></div>
<p>L’aneddoto della parte finale lo racconta <strong>François Truffaut</strong> nel 1978:</p>
<blockquote><p>“la ragione che Orson Welles offre per spiegare l&#8217;incompletezza del film è la necessità di filmare, per la scena finale, l&#8217;esplosione della bomba H che distruggerà tutto e tutti, eccetto Don Chisciotte e Sancho Panza. Si è creato attorno a questo film, attraverso gli anni, una specie di leggenda che non sarebbe sorprendente immaginare che Welles preferisca restarne l&#8217;unico spettatore&#8221;.</p></blockquote>
<p>Orson Welles muore. E’ il 10 ottobre del 1985, 30 anni dopo l’inizio delle riprese del film. Il 1985 è un anno strano per questa storia. Nello stesso periodo in cui Welles muore nei magazzini della Rai<strong> Marco Melani e Enrico Ghezzi</strong> rinvengono i documentari del 1955. fino ad allora quei documentari erano quasi una chimera, nessuno davvero sapeva del lavoro televisivo italiano del genio americano. Un lavoro che lascia a bocca aperta per modernità, ma che ugualmente rimane nell’oblio, non essendo mai stato ritrasmesso integralmente. Sembra che la parola fine sia stata quindi messa definitivamente sulla storia del film. Ma non è così.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 308px"><img src="http://digilander.libero.it/davis2/lezioni/fotocine/registi/orson%20welles_file/toland.jpg" alt="" width="298" height="421" /><p class="wp-caption-text">Orson Welles sul set</p></div>
<p>Dopo la morte di Welles inizia la corsa al recupero del metraggio abbandonato in giro per il mondo e il tentativo di effettuare un montaggio del film. Molto lavoro lo possiede<strong> Mauro Bonanni</strong>, che con Welles aveva collaborato,</p>
<blockquote><p>“un giorno chiesi a Welles perché il Don Chisciotte era diviso nel montaggio in tanti piccoli rullini. Mi rispose che se qualcuno li avesse trovati, non avrebbe dovuto capirne la consequenzialità, che conosceva solo lui ed era regolata da un codice che soltanto lui conosceva”,</p></blockquote>
<p>racconta quello che Welles considerava come il suo figlio siciliano.</p>
<p>Il primo tentativo di dare un volto al film viene fatto nel 1986, a tentare l’operazione è niente meno che<strong> Costantin Costa Gavras</strong> per la Cinematheque. Mette assieme faticosamente un pre montaggio di 40 minuti e lo mostra a Cannes nel 1986. Ma il progetto naufraga, troppo poco materiale a disposizione e troppa distanza tra i due animi registici per arrivare ad avvicinarsi anche solo lontanamente all’idea originale. Bonanni possiede legalmente circa 20 mila metri di pellicola, di cui ad oggi non ha fatto praticamente nulla. In quegli anni viene annunciato un mega progetto di montaggio annunciato da <strong>Suzanne Cloutier</strong> con <strong>Robert Wise</strong> e addirittura <strong>Marlon Brando</strong> che racconta.</p>
<p>Ma c’è qualcuno che ha messo la parola fine ed un montaggio lo ha realizzato e presentato, all&#8217;Expo di siviglia del 1992 e nello stesso anno a Cannes. E’ qui che l’infinitamente alto di Welles incontra l’infinitamente basso (ma non in senso dispregiativo) che preannunciavamo all’inizio. Si perché l’unico modo per vedere il <em>Don Chisciotte</em> di Orson Welles che ad oggi abbiamo a disposizione è guardare il film che negli anni ’90 è stato montato da <strong>Jesus Franco</strong>. Si lui. Lo Zio Jess era stato collaboratore di Welles nei suoi anni in Spagna e ne conosceva bene la mentalità e le idee,racconta:</p>
<blockquote><p>“ho collaborato con Orson, nel 1965 come regista di seconda unità del Falstaff, ma prima ho avuto la fortuna di affiancare molti altri registi bravissimi”.</p></blockquote>
<p>Ma come si è arrivati ad affidare al più prolifico regista di tutti i tempi, al<em> pazzo scatenato</em> che ha inventato le vampire lesbiche, che ha girato film di donne in carceri, secondine sadiche, l’inventore del dottor Orloff, un progetto così importante?</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 458px"><img class=" " src="http://images.nymag.com/arts/books/reviews/welles_2_060918_560.jpg" alt="" width="448" height="298" /><p class="wp-caption-text">Oja Kodar e Orson Welles</p></div>
<p>E’ <strong>Oja Kodar</strong>, ultima moglie di Welles, “una pazza croata”, come la definisce Franco, ad affidare allo zio Jess il progetto di partire per il mondo a cercare di raccogliere tutto il possibile. “come un investigatore privato”, racconta il regista spagnolo che alla fine riuscirà a mettere assieme più di 120 mila metri di pellicola. A questo punto inizia il lavoro di montaggio. Non ci sono direttive precise di Welles, come abbiamo visto, che anzi ha cercato di rendere il più frammentario possibile il girato. Ma Franco tra il materiale rinviene un nastro audio in cui Welles prova i dialoghi da solo, “facendo tutte le voci”, e ha quindi una buona traccia su cui partire per iniziare a mettere assieme un montaggio del film. Il materiale che Franco si ritrova tra le mani è povero, un misto di 16 e 35 millimetri girati quasi tutti in maniera altamente artigianale. Materiale girato spesso in condizioni di fortuna. &#8220;La pellicola spesso abbandonata per anni alle intemperie di qualche magazzino&#8221;, racconta il regista spagnolo che in un caso trovo la pellicola in una sorta di stalla ricoperta solo da un po’ di paglia per l’umidità. Prima di tutto quindi deve ripulire la pellicola, fare un lavoro preziosissimo di conservazione dei fotogrammi, e solo per questo l’operazione andrebbe salvata su tutti i fronti.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 350px"><img src="http://textclips.it/wp-content/uploads/2010/05/jesus_franco.jpg" alt="" width="340" height="462" /><p class="wp-caption-text">Jesus Franco</p></div>
<p>Franco ovviamente ci mette del suo, per chi conosce la mano del cineasta spagnolo non è difficile cogliere nel montaggio modernissimo, nell’inserimento di alcuni zoom che evidentemente sono stati girati ma mai sarebbero entrati nel montaggio di Welles, e in grandi momenti quasi psichedelici, il tocco dello zio Jess. Ma tolte queste piccole concessioni che uno <em>spettatore normale</em>, o un fan di Welles, non coglierà minimamente, il film presenta un grande lavoro certosino per cercare di restituire un immagine di quello che avrebbe dovuto essere. La vicenda è quella del romanzo di Cervantes, anche se l’ambientazione è moderna. Per cui oltre che le pecore ed i mulini a vento il <em>Don Chisciotte</em> di Welles/Franco si scaglia anche contro un motorino, “bestia malefica che ha stregato una pulzella”, contro una processione nella Siviglia degli anni ’60. Sancho si ritrova a fare la comparsa in un film di Orson Welles su <em>Don Chischiotte</em> in un infinito rimando di specchi, visto che viene a sapere della cosa dalla televisione, che lui chiama “la scatola che fa rumore e che parla del mio padrone”, e cerca di calarsi nella modernità a Pamplona, dopo essere sopravvissuto alla corsa dei tori, liberando il suo padrone e proponendo lui di cercare un missile per andare sulla luna, che sa benissimo che i missili esistono, li ha visti nella scatola del rumore che fa boom.</p>
<p>Il film è a mio parere stupendo e toccante e i due attori di una bravura incredibile, somigliano davvero alle statue dell’eroe che si vedono nella Spagna moderna. Il filiforme e altissimo<strong> Akim Tarmiroff</strong> e il Sancho di<strong> Francisco Reiguera</strong> invecchiano e ringiovaniscono da una scena all’altra. Ma passa in secondo piano di fronte alla genialità del meta cinema wellsiano che Franco porta all’ennesima potenza con suo tocco da artigiano del sottogenere e con i mezzi degli anni ’90.</p>
<p><a href="http://emamandelli.altervista.org">Ossessioni e vuoti a rendere</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Musica -Raggi di luce (Dark side of the moon)</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 18:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emamandelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><p><a rel="author" href="http://emamandelli.altervista.org/author/emamandelli/">emamandelli</a></p><p>una ricerca iconografica Un raggio di luce dal profondo buio si insinua, colpisce un prisma di vetro e si scompone nei colori dell’arcobaleno dando vita a mille riflessi. Un principio fisico, un effetto ottico, un idea geniale. Marzo 1973, nove mesi di sala di registrazione, una partitura complessa fino all’ inverosimile con mille sfaccettature sonore, [...]</p></p><p><a href="http://emamandelli.altervista.org">Ossessioni e vuoti a rendere</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="author" href="http://emamandelli.altervista.org/author/emamandelli/">emamandelli</a></p><p><strong>una ricerca iconografica</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://3.bp.blogspot.com/-5fLyHTwPq5c/TjWCbaiuTPI/AAAAAAAAAvs/IALeff0db4c/s1600/the+dark+side.jpg" alt="" width="384" height="384" /></p>
<p>Un raggio di luce dal profondo buio si insinua, colpisce un prisma di vetro e si scompone nei colori dell’arcobaleno dando vita a mille riflessi. Un principio fisico, un effetto ottico, un idea geniale.<br />
<strong>Marzo 1973</strong>, nove mesi di sala di registrazione, una partitura complessa fino all’ inverosimile con mille sfaccettature sonore, oltre sei mesi di test gig, ovvero esibizioni in cui veniva eseguita la partitura per intero per risolvere ogni problema per testare le reazioni del pubblico, basti pensare che venne eseguito per la prima volta al ‘Raimbow’ di Londra nel giugno del 1972.<br />
Quando la EMI decise di presentare il disco in grande stile al “Planetarium” di Londra nel febbraio del 1973 al posto dei quattro autori c’erano delle figure di cartone a grandezza naturale che da dietro una scrivania salutavano i giornalisti. “Noi avremmo voluto molto semplicemente presentare in maniera degna il missaggio quadrifonico dell’album, una tecnica che aveva dato risultati davvero sorprendenti, ma alla EMI insistettero per una conferenza stampa classica.. rispondemmo ‘ci sembra proprio una cattiva idea’ e non vi partecipammo”<br />
Il disco raggiunse velocemente la vetta delle classifiche sia in Inghilterra che negli stati uniti, e in classifica vi rimase per più di otto anni ininterrottamente vendendo uno sproposito di milioni di copie. Naturalmente avrete gia capito che stiamo parlando di</p>
<p><strong>THE DARK SIDE OF THE MOON</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.ringgi.com/PinkFloyd-Documente/WP-DarkSidePuls-600x800.jpg" alt="" width="384" height="288" /></p>
<p>Quarantadue minuti di musica che rasentano e alle volte superano la perfezione. Un concept basato sugli stress dell’uomo moderno e sulle sue paure. I Floyd arrivavano dal mezzo passo falso di Oscured by clouds, colonna sonora del film ‘La Valee’ che lasciò decisamente perplessi pubblico e critica. I tempi della psichedelia e di Syd Barret erano lontanissimi. Lontani anche i tempi di Atom heart mother e Meddle e delle suite sperimentali che tenevano tutto un lato di LP.</p>
<p>Dark side è la maturità piena, ma anche l’accessibilità al grande pubblico.<br />
Quella mitica copertina nera, un icona perfetta dell’incomunicabilità, un immagine che ti si stampa nella memoria. Ma, come vedremo più avanti, mille curiosità. Ma prima è giusto parlare un po’ del contenuto di questo masterpiece.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.hipgnosiscovers.com/images/dsotm_lp_japan_front.jpg" alt="" width="384" height="190" /></p>
<p>Il disco si apre con <em>Speak to me</em> un cacofonico intro scritto da <strong>Nick Mason</strong>. Un cuore che batte senza emozioni, soldi che tintinnano, parole e l’uomo che ride. Ma i rumori si compongono per fluire alla perfezione nell’incipit di <em>Breathe</em> melodia Floydiana fino alle ossa con un fantastico testo in cui un rarefatto Waters canta quasi in trance, percorrendo lo schema circolare del pezzo (Respira nell’ aria, non aver paura di doverti preoccupare. Parti, ma non lasciarmi&#8230;Corri coniglio corri. Scava quel buco, dimentica il sole..)<br />
Rumori e annunci aeroportuali lasciano il posto alla strumentale <em>On the run</em> unica concessione di tutto il disco alla psichedelia classica, tastierismi, vibrazioni, voci che si intrecciano e la catarsi finale di suonerie che introduce la fantastica <em>Time</em>. Lente sequenze di basso cupe percussioni e poi finalmente il canto punteggiato dalle secche distorsioni di chitarra (Sciupi e sperperi le ore in una strada fuori mano, vagolando in un pezzetto della tua città).<br />
Senza troppi preamboli si ripresenta<em> Brathe</em> per un breve reprise che magicamente da vita senza soluzione di continuità alla splendida The great gig in the sky una travolgente interpretazione vocale, la donna che riprende il suo posto nella vita dell’ uomo. Jean-Marie Leduc ha dichiarato: “Nel momento in cui il canto lirico e il gospel perdono terreno nei confronti della moderne apparecchiature elettroniche i Pink Floyd hanno restituito alla voce umana il posto che gli confà”.</p>
<p>La seconda facciata si apre con uno dei superclassici del gruppo <em>Money</em> un brano aritmico che si sposta circolarmente su un ¾ un 4/4 arrivando addirittura ad un 5/4 nelle chiusure delle strofe. Un sax stridente punteggia i momenti caldi del brano, capolavoro (Il denaro è un crimine, dividetelo equamente ma non prendete una fetta della mia torta).<br />
Un Hammond strascicato introduce <em>Us and them</em> scritta avariati anni prima per la colonna sonora del film Zabrinkie Point di Michelagelo Antonioni era conosciuta in precedenza con il titolo <em>The Violence sequence</em>. Un arrangiamento introspettivo e lineare per un brano dall’architettura sonoro molto calda. Le poche frasi di sax dell’ospite Dick Parry danno il giusto peso al brano (Noi e loro e dopotutto siamo solo individui comuni).<br />
Leslie e riverberi dell’organo di Wright assoluti protagonisti dello strumentale <em>Any colour you like</em> detta anche prima conclusione per il piglio da the end.<br />
Ma non è finita, anzi. Su una base ritmica di spazzole in controtempo esplode il tema della follia<em> Brian damage</em> brano chiave dell’album da cui viene tratto il titolo del album (I’ll see you in the dark side of the moon) e che tira le fila di tutti i temi dei precedenti brani in una sorta di overture (Il pazzo e nella mia testa tu manovri la lama e governi il cambiamento).<br />
Ed ecco alfine la vera fine <em>Eclipse</em> (che avrebbe dovuto anche essere il titolo dell’LP) un giro armonico ripetuto più volte in crescendo che porta la suite al climax, con la chiusura che riprende i temi di <em>Speak to me</em> (E tutto dovrà venire e tutto il sole è in armonia ma il sole è eclissato dalla luna)</p>
<p><strong>OTHER STORY</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.hipgnosiscovers.com/images/money_sacd_eu_promo_front.jpg" alt="" width="286" height="288" /></p>
<p>La storia narra che l&#8217;idea di utilizzare un prisma sulla copertina del LP venne durante una sere di discussioni tra i componenti della band. Waters già provato dallo stress da rock star voleva qualcosa sulla pressione della vita moderna, la pazzia dell&#8217;ambizione&#8230; e il triangolo è il simbolo dell&#8217;ambizione. Wright voleva qualcosa di più disegnato, qualcosa, come diceva lui, di più stilizzato che in passato. La parte delle luci dello show dei Floyd era il pezzo forte dell&#8217;esibizione e il prisma sembrò una buona via per mostrare tutto questo, ed essere nello stesso tempo più grafico possibile. E riguardo le piramidi: &#8220;Una larga rappresentazione del triangolo è la piramide &#8230;forse potrebbe essere stato una sorta di testamento della pazzia&#8221;.</p>
<p>Ed ecco che da una conversazione nella cucina di Wright il tastierista butta li l’idea del prisma su sfondo nero.</p>
<p>E’ nata una delle icone del rock, un icona ambita, copiata, collezionata, storpiata.</p>
<p><strong>MA ANDIAMO A CURIOSARE</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.hipgnosiscovers.com/images/dsotm_cd_eu_trayinside.jpg" alt="" width="370" height="288" /></p>
<p>Partiamo da una curiosità tutta italiana, il mistero delle date sui vinili.<br />
E si in quella parte di vinile alla fine dei solchi dove solitamente viene impresso a fuoco il codice del disco gli LP italiani dei Floyd riportano una data, a volta diversa da lato a lato e un numero romano. Alla EMI non sono mai riusciti a spiegarsi il perché di tale scelta, la mia copia riporta sul lato <strong>A 12-9-73 II e sul lato B 11-9-73</strong> II, e quindi è una prima edizione del ’73, questo rende le edizioni italiani inconfondibili e abbastanza ricercate. Ma le stampe più belle e particolari sono quelle Coreane con copertina monocromatica stampata su cartone pesante e vinile grezzo e stampato male. Le copie del LP con monocromo verde o violetto sono bellissime. Ma esiste anche un edizione in bianco e nero con foto del gruppo sulla copertina. Le edizioni giapponesi invece si contraddistinguono per le OBI strisce di cartone colorato o bianco, messe sopra le copertine degli album per far si che il consumatore possa avere, solo in lingua giapponese, tutte le informazioni sul prodotto-disco. Le foto dei Floyd tratte dalle OBI sono una rarità, prese sempre nei tour promozionali del gruppo nella terra del sol-levante. Edizioni ricercatissime sono quelle dell’UHQR e i dischi della M.F.S.L. americana, sono LP detti Super Halfspeed Master, a tiratura limitata di sole 5.000 copie numerate, prodotti detti O.M.R. (Original Master Recording) stampati nel maggio del 1981 su un nuovo tipo di vinile ad alta qualità. Ricercata è anche l’edizione Svizzera della Silva. La prima edizione promozionale Argentina aveva un adesivo con la scritta “El lado oscuro della lune Pink Floyd”, e un adesivo tondo con la scritta “Convivencia sagrada” sottoetichetta della Harvest. L’edizione Australiana stampata in occasione del tour del 1988 è in vinile rosa e sulla copertina ha un adesivo che lo segnala. L’edizione del 1979, realizzata in Corea &#8220;Under license from EMI by OASIS RECORDS&#8221;, è una stampa particolare che non include le canzoni &#8220;Us &amp; Them&#8221; e &#8220;Brain Damage&#8221;. Un altra edizione coreana riporta i titoli delle canzoni in maniera errata &#8220;Brea the&#8221; e &#8220;The great giginthe sky&#8221;.<br />
La prima edizione dell’ Amiga uscita nella Germania Est sul retro porta la storia dei Floyd, il prisma è rovesciato e lo sfondo è bianco. Addirittura un edizione Giapponese della Toshiba record ha in copertina una foto live dei Floyd presa in Giappone. Un edizione per la Germania e l’Olanda è in vinile bianco. La prima edizione russa ha il prisma che tiene quasi tutta la copertina. Un edizione Spagnola in picture disc, tiratura limitata, mostra il prisma bianco con i raggi sul davanti, le piramidi sul retro, insieme ai titoli dei brani ed alle informazioni del disco, la seconda facciata finisce alla fine di &#8220;Brain Damage&#8221; e non include la canzone &#8220;Eclipse&#8221;, benché presente nei titoli, sul retro c&#8217;è anche il marchio della S.G.A.E. e il logo della EMI-Harvest.<br />
Un edizione a tiratura limitata americana è in picture disc, realizzata su una speciale copertina non apribile con aperta al centro per mostrare il picture disc, stampato nel 1978, mostra l&#8217;elettrocardiogramma su un alto e il prisma che rifrange i raggi di luce sull&#8217;altro. Ci sono addirittura delle dizioni che non si è certi esistano: BELGIO &#8211; Harvest Records, 4C 063-05249MALESIA &#8211; ???, ???, copertina non apribile, etichetta rossa PORTOGALLO &#8211; EMI/Harvest, 11C 064-05249.</p>
<p>Link: <a href="http://www.hipgnosiscovers.com/pinkfloyd/darksideofthemoon.html">galleria di versioni della copertina dal sito dello studio Hipgnosiscovers</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p><a href="http://emamandelli.altervista.org">Ossessioni e vuoti a rendere</a></p>]]></content:encoded>
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