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MUSICA – Drunkards, il thrash bergamasco anni ’80… meglio della Bay Area

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Bergamo non è la Bay Area. Che l’aura mitologica americana metta tanto sale nelle epiche storie musicali lo sappiamo da tanto. Anche perché altrimenti una band come i Drunkards avrebbe dovuto assurgere allo status di band cult. Invece è una piccola storia tutta italiana.

Cult infondo lo è, se è vero che l’agognato secondo disco del gruppo, rimasto nel cassetto per 20 anni, alla fine è stato pubblicato dalla casa discografica che discende da quella che pubblicò il primo disco dei bergamaschi nel 1988.

Ma andiamo con ordine. A metà degli anni ’80 tutto quello che arrivava dagli Stati Uniti, in particolare dalla zona di San Francisco, era oro colato che entrava negli stereo dei ragazzi di allora. Erano gli anni del thrash. Finita l’onda della new wave of british heavy metal, che in fondo in Italia non ha inciso troppo, era la musica ipertecnica e dura nata tra San Francisco, Los Angeles e New York a farla da padrona.

Insomma i Metallica erano per molto ragazzi di allora l’ultima frontiera della musica dura. Una frontiera che verrà spostata leggermente più in la da band come gli Exodus e sfondata con una botta da 29 minuti dagli Slayer nel 1986.

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A Bergamo ci sono due fratelli appassionati di queste sonorità. Si chiamano Marco e Andrea Vetturi. Hanno un amico di infanzia che sta imparando a suonare la chitarra e si chiama Giancarlo Carminati, detto Jun e quando decidono di mettere su una band arriva un amico musicista che segnala loro Germano Minuti, ottimo bassista. La classica formazione a 4 delle thrash band è fatta.

Siamo nel gennaio del 1985, è l’inizio di una storia che dura 5 anni giusti. Sono mesi di interregno. Il thrash deve esplodere. Tutti ascoltano gli Iron Maiden, ma vogliono di più. I nostri ad esempio adoravano i Mercyful Fate. Un primo demo, omonimo, registrato su un 4 piste in una chiesa diroccata trasformata in studio musicale.

Sette brani, la direzione musicale ancora incerta. Ma intanto si parte per una serie di concerti. Tanti festival, allora era così. Il 1 marzo del 1986, ad esempio, sono al Dangerous Meeting di Pantigliate. Ci sono un sacco di band epiche come Extrema e Moon of Steel. Il 22 settembre dello stesso anno a Sorisole per l’Heavy Metal Night suonano con Royal Air Force, Skanners e Touch of Devil. Il 1986, si sa, è un anno epico per l’heavy metal. L’anno di parecchi capolavori immortali.

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I Drunkards sono cresciuti. Tornano nella stessa chiesa diroccata e stavolta su un 8 piste registrano lo splendido demo Lethal to Weak Ones. Non un demo da 20 minuti come usava all’epoca. Un vero disco che finisce sulla scrivania di Luigi Mazzesi della LM records che intuisce le potenzialità della band. Come si usava allora la prima apparizione ufficiale arriva su una compilation. Si intitola Heavy Rendez-Vous e sul disco con i Drunkards ci sono: Adramelch, Moon of Steel, Creepin Death, Masterstroke, Blackburn, M.A.C.E. e Napalm.

Il pezzo che propongono i nostri è un classico del loro repertorio: Trooper of Death, che apparirà anche sul disco d’esordio e che era colonna portante del demo. Il pezzo viene registrato a Firenze, sulle colline, nei Much More Music Studio di Bernardo Baldassari e Andrea Corsellini. Qui la band registrerà anche l’omonimo disco d’esordio. Il disco esce in vinile e cassetta, il vinile ha una tiratura di 2 mila copie distribuite in tutta Europa.

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Le recensioni sono buone. I pezzi contenuti sono 8. Avrebbe dovuto essere un mini LP, i pezzi registrati in prima battuta infatti erano: Looking for Troubles, la breve Obsession (part I), Human Vivesection, Nuclear Solution e Captive of my Vice. Ma perché non fare un 33 giri? Allora si aggiunse la già citata Trooper of Death e il disco fu rifinito con due altri due pezzi. La registrazione in acustico di Lost and Lonely che stava sul demo, perché la ballata ci va sempre, e un nuovo brano Don’t Search for the Answer, che è forse anche il più complesso e ricercato, e decisamente bello, del disco.

Si sentono tutte le influenze dei Metallica negli oltre 8 minuti del pezzo che mette assieme melodie e perizia tecnica. Siamo nel 1988. Le recensioni sulle riviste dell’epoca suono più che buone. HM e Metal Shock magnificano il thrash all’italiana. Il disco è davvero bello. Il migliore del movimento thrash tricolore secondo me.

Tra il 1988 e il 1989 la band fa decine di concerti. Al Sorpasso a Milano, al Topsy di Livorno, al Pussycat di Viserbella al Ponte del Diavolo di Lanzo nel torinese, a Imola con gli Skanner, a Lido Adriano nel ravennate con i M.A.C.E. Si batte il ferro finché è caldo. L’ondate del thrash sta per terminare, i terribili anni ’90 (per il metal) stanno arrivando.

Nell’estete del 1989 il gruppo entra al Koala Studio di Senigallia e registra il secondo album: No Trace of Sanity. Tra luglio e novembre il disco viene mixato, da Bernardo Baldassari. Le voci che arrivano dallo studio sulle riviste parlano di un grande lavoro. Ma a gennaio del 1990 la band improvvisamente si scioglie.

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Sono passati 5 anni dall’esordio. Lo slittamento dell’uscita dell’album, i problemi di lavoro e scuola di alcuni membri, altre cose mai raccontate. Ciao Drunkards. Una storia chiusa. Devono passare esattamente 20 anni perché quel disco veda la luce.

La nostra storia fa un salto al 2009. La New LM records e Marco Vetturi, chitarrista e fondatore della band, decidono di tirare fuori dal cassetto quei nastri su cui tanto si è fantasticato negli anni nel mondo del metal underground italiano. Vengono rimasterizzati, si realizza una copertina riprendendo lo storico logo della band e il disco viene stampato in 600 copie.

Sul cd ci sono le 9 canzoni originali e 5 bonus track tratte dal demo che li fece conoscere alla LM. Quello che si era detto in questi due decenni era vero. Il disco è molto più maturo dell’esordio, molto meglio registrato, più articolato. Li avrebbe forse consegnati alla storia del metal europeo. Intrecci di chitarre e basso in evidenza sin dalla prima canzone 44151. Vetturi e Jun Carminati sono una coppia di axeman degni dei maestri americano. La lezione dei Metallica ma anche quella degli Slayer mandate a memoria. Ma c’è anche tanta melodia che si fa ricordare. In coda una ballatona davvero notevole, Tonight.

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Tra le bonus track anche la bellissima, io la ricordo all’epoca fiero possessore del demo, Metal Fury Broke Free. Molto più metallica e meno thrash. Si parla di reunion ma nulla da fare. Altre strade, altri impegni. Qualcuno fa blues, qualcuno fa altri lavori distantissimi dalla musica. Dopo pochi mesi esce su CD anche il disco d’esordio, riversato su digitale direttamente da vinile. Anche qui 3 bonus track tra cui l’inedita Brainless.

I due CD sono già introvabili. Ma su Amazon ci sono gli mp3 del primo disco. In una intervista rilasciata a Italian Metal Vetturi cita i cremaschi Crawler tra le metal band degne di nota del momento:

Così su due piedi potrei segnalarti i Crawler (hanno pubblicato un mini cd con brani loro e dal vivo eseguono alla perfezione le cover degli Iron Maiden, Metallica, Manowar ecc. )”.

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Ma conclude con un amaro:

“Oggi forse manca un po’ di originalità, perché è difficile uscire con qualcosa di veramente nuovo, ma qualcuno fortunatamente ci riesce ancora. Certo che io non dovrei neanche parlare di certe cose, perché proprio noi venivamo definiti come i cloni italiani dei Metallica”.

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