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RACCONTI – Camminando con Vivienne

vivienne

E’ strano come la vita ribalti le prospettive. Ho incrociato Vivienne quasi per caso qualche giorno fa. Abbiamo fatto un tratto di strada assieme. Perché si sia messa a parlare con me non so, me lo chiedo da qualche giorno. Tutti i giorni da quella sera facciamo un tratto di strada assieme. Così giocando con le parole, raccontando cose personali, ridendo di qualche battuta, parlando di musica.

Eppure mi ricordo di quando Vivienne cercava di convincerci a seguirla. Cioè a seguire il partito. Io la guardavo stando sul fondo, i miei occhi ancora coglievano i particolari anche da distante. Si vedeva tutta la tensione guizzare sotto la pelle del corpo esile. Alta, lievemente androgina, con le mani che tradivano la passione e il nervosismo. A me importava solo che tutto finisse velocemente per tornare a casa. Ogni tanto sentivo di essere finito sotto gli occhi aguzzi di Vivienne e rispondevo con un occhiata carica di menefreghismo. Ero convinto mi odiasse. Le strade si erano poi divise presto, altre piazze, altre idee, altre parole. Perché i suoi genitori avessero usato quel nome francese reso noto da una stilista inglese per me rimaneva una domanda affascinante. Una piccola ribellione al partito e ai suoi nomi.

L’avevo sempre creduta monodimensionale, giudicata per quello che era, funzionaria politica in un paese allo sbando dove dovevi per forza essere allineato. Io allineato non avevo mai amato esserlo. Ero scivolato in maniera abbastanza indolore al crollo dell’ideologia, alla crisi, al cambiamento del mio paese. Adesso chiamarsi Vivienne, o essere indifferenti alle riunioni di partito, era un’altra cosa.

E allora improvvisamente averla ritrovata quindici anni dopo per caso lungo una strada devastata di un paese devastato era sembrato quasi naturale. E quasi naturale era parso mettersi a chiacchierare come se avessimo smesso il giorno prima, in realtà non avevamo mai iniziato. Sono quelle situazioni impossibili. Non so cosa avesse fatto Vivienne negli ultimi 15 anni. L’avevo ritrovata in fondo ancora una volta intenta a rincorrere un sogno politico e colorato. Io invece sono disilluso da anni, anche se ogni tanto qualche ricordo di famiglia punge e mi riporta alla mia origine.

E allora erano pochi minuti di campo neutro dove improvvisamente mi pareva di avere sprecato l’occasione per conoscerla meglio. Adoro i voli pindarici, chissà cosa sarebbe potuto accadere?

Non ci si sfiorava in quelle passeggiate. Mi sarebbe piaciuto farlo ma mi sembrava che l’equilibrio potesse frantumarsi in un soffio. Dietro la struttura, dietro ai giochi di parole, dietro a 15 anni che avevano cambiato il mondo e anche noi, intuivo tutto il suo essere scoperta e insicura vissuto quasi con pudore. Poi arrivava la fine della strada e tutto tornava al suo posto.

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