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RACCONTI – Tutte le cose che non ricordo

Essere svegliati alle 5 del mattino da un sogno erotico spinto, dentro ai bagni della stazione di Berlino, dal segnale orario e dal radio giornale di Radio 1. Fanculo. Mantengo gli occhi chiusi e rimango immobile nell’aria calda e stagnante. Era anche un bel sogno, cazzo, di quelli ricchi di particolari. Eppure inizio già a scordarmelo. Sostituito dalla litania del conduttore del radio giornale ad onde corte. Di notte le onde corte si propagano meglio. Ha una spiegazione scientifica legata alla frequenza, alla ionosfera e a un cazzo di altre cose che devo avere letto per caso cercando altro. Come sempre.

Potrei essere dovunque in Europa. Mi ricordo una notte in un albergo di transito a Mosca, con un inglese nudo in camera, e una radiolina a transistor che captava il Bollettino dei naviganti. Sono cose che danno un senso di casa e di appartenenza anche se ogni mattina ti svegli in un letto diverso. Spalanco gli occhi. Il buio è pesante. D’inverno alle 5 fuori il sole è solo una speranza. Una lucina azzurrognola a destra, è quella del display digitale della radio. Anche con gli occhi miopi leggo 900 MW. Sono in Italia quindi. Solo qui Radio 1 trasmette su questa frequenza.

Un respiro più profondo degli altri. Poi mi muovo leggermente nel letto e incoccio con qualcosa di caldo. Scorro le dita fino a sentire qualcosa di morbido che riempie la mia mano. E’ indubbiamente un corpo umano. Non così caldo come dovrebbe essere. Eppure non ricordo ieri sera di essere tornato con qualcuno o qualcuna. Cerco di mettere a fuoco la serata. Non ricordo nulla, nulla di nulla. Alla radio sono arrivati alla cronaca nera. Parlano di un efferato delitto avvenuto nella notte in qualche località sperduta che da domani sarà sulle bocche di tutti, come se avessero i parenti li. Il delitto di… Aggiungere un paese sconosciuto a piacere. Il mio corpo estraneo non tanto caldo è ancora qui, non sento cose appiccicaticce attorno e non c’è la polizia.

Per cui il delitto efferato non può essere stato consumato in questa stanza. Almeno in caso non è ancora nei sommari dei radio giornali. Un colpo di tosse roco. E’ un corpo, ed è vivo. Per stavolta l’ho scampata di nuovo. Lo so dovrei accendere la luce e vedere chi diavolo ho nel letto e soprattutto dove sono. Ma rimango fermo nell’oscurità e cerco di ricordare. E’ un esercizio di stile. Potrei avere una bella mora formosa qua da parte e proseguire il sogno erotico interrotto e che ho già del tutto dimenticato. Il colpo di tosse era piuttosto crudo. E se fosse un uomo? Se lo è non ha molti peli. Sto continuando a toccare il corpo. Che adesso si muove leggermente. Con l’altra mano mi accorgo di essere sul bordo del letto. Allungo una gamba fuori dalla coperta.

L’aria è gelida. Con una velocità insospettata mi metto a sedere sul letto e poi mi muovo e allungo le gambe e poggio i piedi a terra. Il pavimento è ugualmente gelido. Marmo? Piastrelle? Anche questo elemento non mi aiuta a ricordare dove sono e con chi sono. Adesso che ci penso non ricordo nulla di nulla. Neppure come mi chiamo. Forse il problema è più profondo di quanto credessi. A tentoni muovendomi nella stanza ho trovato una porta. Aprendola una luce giallastra mi ferisce gli occhi. Mi trovo in un disimpegno. Ci sono dei vestititi buttati in un angolo. Fa freddo, Infilo il maglione, e poi anche i jeans neri. Mi vanno bene, potrebbero essere i miei. Scarpe, giubbotto verde militare. Quasi senza pensare mi trovo in strada. Una strada che non conosco e non ricordo. “Mi scusi. C’è un bar qua vicino?”. “La luce in fondo alla strada”, mi risponde il passante con cane che non sembra fare caso a me, non sembra sorpreso o preoccupato. Mi avvio verso la luce come una lucciola attirata dal bagliore.

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