Cinema – Le ossessioni in Cronenberg (sangue, sesso e…)

Quando il vermone sanguinolento che esce dallo scarico della vasca penetra Barbara Steele,  regina dell’horror anni ’60, che nel 1975 fu scelta come musa da David Cronenberg, è già chiara tutta la poetica perversa e affascinante che renderà il cineasta canadese un regista di culto assoluto. Mutazioni, orrore, sessualità, contagio, sangue e carne. Tematiche  che saranno sviscerate nella sua cinematografia. Ma torniamo alla scena iniziale.


Si tratta di un passaggio di culto assoluto de “Il demone sotto la pelle” (The parasite murder, Canada 1975) pellicola d’esordio per Cronenberg. Una sorta di “Invasione degli ultracorpi”, ma in chiave sessuale. Un condominio ipermoderno viene invaso da vermoni che penetrano i corpi degli abitanti del palazzo regalando loro stimoli violenti e soprattutto di varia perversione sessuale.

 

Citazioni in abbondanza nella pellicola, dal Romero della trilogia degli Zombie al contemporaneo “Distretto 13 le brigate della morte” esordio di Carpenter. Ma Cronenberg si sbarazza subito delle similarità con altri registi per sviluppare una cinematografia completamente personale.

 

Sesso e mutazioni anche in “Rabid  – sete di sangue” (Rabid, Canada, 1976). Una splendida ragazza dopo un trapianto di epidermide sviluppa un nuovo organo sotto un ascella da cui succhia sangue e trasmette rabbia. Il contagio attraverso il sesso anni prima della paura dell’Aids.


Il tiro si alza ulteriormente con “Brood – la covata malefica” (The Brood, Canada, 1979). Esseri senza ombelico e genitali sterminano gli affetti di una donna. Sono i suoi sentimenti che si materializzano. Meno sesso, più psicologia. Ma le tematiche di Cronenberg cominciano a fare il giro del mondo.

 

Una battuta d’arresto nell’escalation di sangue e sesso è l’anomalo “Veloci di mestiere” (Fast company, Canada 1979). Donne e motori, film da drive in con però qualche spunto di morte e meccanica che tornerà in “Crash”.

 

Il sentiero delle ossessioni viene imboccato nuovamente con “Videodrome” (Videodrome, Canada, 1983). Sul piatto della bilancia viene aggiunta la teoria della televisione che sostituisce la realtà, ben prima di tutti i grandi fratelli, escluso quello di Orwell ovviamente. Nella pellicola Max Renn, proprietario di una tv porno via cavo, scova nell’etere una tv che trasmette solo scene di omicidi e torture. Il segnale della tv gli fa crescere un tumore al cervello che lo rende un folle omicida.


Una parabola esistenziale tratta da Stephen King è il seguente “La zona morta” (The dead zone, Usa, 1983). Film che segna anche l’uscita dal natio Canada di Cronenberg per una produzione made in Usa con l’ottimo Christopher Walken come protagonista, che ritroveremo spesso in futuro.

 

Dopo 5 anni di come Johnny scopre di poter vedere nel futuro e passato della gente. Cosa che lo porterà ad assassinare il candidato presidente degli Stati Uniti che porterebbe il mondo ad una guerra nucleare. Violenza e pace, visuali che si intrecciano sadicamente ma trattate con una leggerezza incredibile, e senza i soliti effettacci di sangue.

 

Nel 1986 arriva il successo con il grande pubblico con “La mosca”, (The fly, Usa, 1986). Primo film per major, prodotto da Mel Brooks, con la coppia Jeff Goldblum e Geena Davies. Effetti speciali di lusso, film patinato ma che porta le tematiche di mutazione di Cronemberg al grande pubblico. La straziante trasformazione in mosca, a seguito di un esperimento di teletrasporto fallito, di uno scienziato. A metà tra Kafka e un horror anni ’60. Avrà addirittura un seguito, pessimo, firmato da Chris Walas nel 1989, in cui il figlio della coppia del film originale segue le orme del padre.

 

Un altro passo nella degenerazione della psiche umana avviene con “Inseparabili” (Dead ringer, Canada, 1988) in cui un incredibile Jeremy Irons interpreta la parte di due gemelli la cui vita è sconvolta dall’amore per una donna di uno dei due. Autocitazioni, degrado psicologico e anche fisico, qualche puntata nel gore nelle scene di ginecologia, per un grande film.

 

Passano 5 anni prima che Cronenberg torni dietro la macchina da presa. Ci torna per rileggere un romanzo di William Burrougs. “Il pasto nudo” (Naked lunch, Usa, 1992) mischia ancora una volta citazioni Kafkiane, allucinazioni di scarafaggi, morte e sesso, e anche marziani. Tematiche da horror ma realizzate con senso nonsense e effetti particolari.

 

Un solo anno e una giravolta di stile notevole. “M. Butterfly” (M. Butterfy, Usa/Canada 1993). Un film crudissimo ambientato a Pechino nel 1964. Qui un diplomatico francese si innamora di una cantante d’opera. Per lei sfascia la sua vita e tradisce la sua nazione. Ma al processo per spionaggio scoprirà che la sua Butterfly è una spia e sottratto un uomo.

“Sono un uomo che ha amato una donna creata da un uomo”,

dichiara sconfitto il protagonista. E le tematiche di Cronemberg sono tutte in una sola frase.

 

Siamo al film scandalo del 1996: “Crash”, (crash, Canada, 1996). Nella pellicola il pubblicitario James Ballard (stesso nome dell’autore del romanzo da cui è tratto il film) dopo essere quasi deceduto in un incidente in autostrada scopre la pulsione sessuale che lo scuote attraverso gli incidenti. Un’altra caduta nella follia lucida, patinatissima, freddissima, sconvolgente.

 

Quando il cineasta sembra essersi allontanato dalla forma B movie dell’inizio ci stupisce con un ritorno in grande stile “eXistenZ” (eXistenZ, Canada Uk, 1999). Una sorta di Videodrome del 2000. Una creatrice di videogiochi si rifugia nel suo videogioco collegato al sistema nervoso per sfuggire a degli attentatori. Piani di realtà che si sovrappongono fino, ovviamente alla sorpresa finale Anche la realtà che credevamo non lo era affatto.

 

Siamo al nerissimo “Spider” (Spider, Usa, 2002). L’esplorazione della mente di uno schizofrenico. La malattia non malattia, la madre uccisa del protagonista sostituita con una  prostituta. Un’altra serie di riflessioni su sesso e carne, in cui si aggiunge la tematica della malattia mentale che malattia non è ma solo un altro modo di vivere il mondo.

 

Ultimo capitolo per ora della saga cronenberghiana è “History of violence” (History of violence, Usa, 2005). Tratto dalla dall’omonima graphic novel di John Wagner e Vince Locke del 1997, narra di  una famiglia americana che conduce un’onesta e armoniosa esistenza nella piccola e tranquilla Millbrook, cittadina di provincia nell’Indiana. Ma l’equilibrio si spezza quando il capofamiglia difende i cari da una rapina uccidendo i ladri. Violenza chiama violenza, ovvio, e ancora una volta lo spirito del tempo pervade a suo modo una pellicola di Cronenberg.

3 Risposte a “Cinema – Le ossessioni in Cronenberg (sangue, sesso e…)”

  1. davvero utile questa videografia! dovro’ andare a cercare in giro i primi film..

    cmq il nome in crash è ballarD. almeno, l’autore si chiama così! non ricordo se nel libro (che ho letto tempo fa) il protagonista si chiama esattamente uguale.

    ciauz!

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