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RACCONTI – Anna bianco e nero

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Il sole si riflette sul muro bianco rendendolo quasi trasparente. A leggere le singole particolarità di acqua e cemento che lo formano. E’ un bianco diverso rispetto a quello del vestito di Anna. E’ strano come lo stesso neutro colore che ha dentro di se tutto e niente, esattamente ma all’opposto del nero, abbia così tante declinazioni. Il nero ingloba in se stesso ed è monodimensionale. Il bianco sfugge a questa catalogazione, tanto lineare. Forse perché Anna tanto lineare non è. E allora il bianco del suo abito che lascia scoperta la pelle nera annulla la scala di grigi che potrebbe essere la mia impressione lasciandomi senza nessuna idea di dove puntare lo sguardo per non sentirmi scoperto. Già lo sguardo. Il suo.

Non capisco dove sta guardando, forse lo intuisco. Ma più dal linguaggio del corpo che dalla mia percezione. Dietro agli occhiali enormi e scuri non posso vedere dove puntano gli occhi. Presumo sullo schermo del cellulare che danza tra le mani di Anna. Presumo. Come presumo che il contrasto tra il bianco del muro e del vestito sia un indizio, come presumo che il colore della pelle contrasti con il senso di immobilità inquieta che trasmette. Occhi azzurri che puntano in una direzione diversa da quello che vorrebbe trasmettere questa immagine. Sud, silenzio, bianco e nero. Nero del nulla, nero degli occhiali, nero degli occhi che ti aspetti ti trapassino guardando oltre, altro e altrove. Invece no. So che l’unico punto di colore fuori dal gioco di bianco e nero (il muro, il vestito, la pelle, gli occhiali), potrebbe essere lì sotto. Ma romperebbe l’armonia immobile di una immagine.

Anna. Che so ha gli occhi azzurri. Ma nulla lo farebbe intuire in questo silenzioso sguardo non sguardo. I capelli raccolti, giocano sul nero e non suggeriscono nessuna austerità, tuttalpiù estrema libertà che io non riesco minimante ad afferrare. Forse solo ad immaginare. Come posso solo immaginare minimamente i pensieri, o l’odore della pelle. Sono messaggeri chimici che intuisco. Come ciò che potrebbe essere sotto il vestito si intuisce dai forellini della foggia ad uncinetto. Non alzare gli occhi Anna. Sarebbe uno sguardo inutile, un di più, un cercare di incrociare dimensioni che non esistono. Il mio sguardo invece è miope. Mi sfuggono i contorni precisi di quello che sto vedendo e allora forse sto cercando di completare l’immagine con le informazioni che ho, andando in una direzione del tutto sbagliata.

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